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Ogni dicembre apro una pagina bianca e compilo la lista di buoni propositi per l’anno successivo. È un momento di entusiasmo, pragmaticità, passione e calcolo insieme, ed è anche momento di soddisfazione per quanto portato a termine nell’anno in corso. Non è stato sempre così però. Realizzare desideri personali è un percorso lungo e non sempre facile e nel mio caso è migliorato solo quando ho capito che a non concretizzarsi sono quei progetti che:

  • non desideriamo davvero
  • sono troppo vaghi
  • sono troppi.

Capita di inseguire obiettivi che un po’ si allineano alle mode del momento, un po’ dipendono da quel bisogno così umano di uniformarsi a quello che fanno o desiderano “tutti”. Sono quelli che quando poi li raggiungi lasciano un certo senso di vuoto dato dal non aver identificato ciò che è davvero importante per te in quel momento.
Nel secondo caso si tratta di sogni o intenzioni generiche, non quantificabili. Cose come  “vorrei organizzarmi meglio” o “vorrei correre più rischi” non hanno molto senso se non definisci quale parametro stabilisce quando effettivamente hai raggiunto una migliore organizzazione o cosa sono per te i rischi.
Poi ci sono le liste-mammut, quelle così lunghe che ti insegnano a perseguire pochi obiettivi alla volta perché quando cerchi di focalizzarti su “tutto” non porti a termine davvero niente.

Cosa c’entrano i buoni propositi con il piano marketing

Il piano marketing è un po’ come la lista dei desideri del prossimo anno, è un l’elenco dei tuoi “l’anno prossimo farò…” con riferimento alla tua attività. Nella sua stesura capita di commettere  errori molto simili a quelli della sfera personale, come:

  • inseguire obiettivi irrealistici. Può accadere che ci si dia obiettivi irrealizzabili, quando non si conosce ancora bene la fase e l’identità della propria attività.
  • perseguire obiettivi non quantificabili: Se vuoi “incrementare il fatturato” o “ottenere più visibilità” devi stabilire quali parametri ti diranno a fine anno se ce l’hai fatta e in che proporzioni. Nel marketing si chiamano KPIs, (Key Performance Indicators) e misurano, appunto, le performance di un’attività e delle sue azioni strategiche.
  • creare progetti complessi e con troppe variabili: Capita, come nella vita, che si tenda a complicare piuttosto che a semplificare e si generino dei piani marketing costruiti come se si fosse un’azienda di medie dimensioni piuttosto che un piccolo business. Questi sono piani che a gennaio risultano perfetti e a maggio si sono già infranti perché troppo complessi da mettere in atto per te che magari ti curi tutto da sola.

Il piano marketing: cos’è e come farne uno efficace

Puoi definire il piano marketing come quell’insieme di azioni che delineano COSA vuoi ottenere e COME intendi farlo.
È la tua mappa, quella con cui fai chiarezza sui tuoi obiettivi (il cosa) e sulla strategia grazie al quale raggiungerli (il come). All’interno del piano marketing definisci a chi ti rivolgi, quali prodotti o servizi vuoi lanciare il prossimo anno, su quali canali investire e con che regolarità. Farlo ha senso anche se hai una piccola attività per tantissimi motivi, per esempio per avere una visione chiara della tua crescita e agire in tempo quando non stai ottenendo i risultati sperati.
Non chiuderlo poi in un cassetto ma tiralo fuori nel corso dei mesi, consultalo e soprattutto aggiustalo in itinere. Dalla tua hai un grande vantaggio: quando si è piccole attività i processi decisionali sono rapidi e si può agire senza indire riunioni, fare briefing o consultare dipartimenti. E poi, come direbbero gli ammerigani, great things start small.

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