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Come è andato il rientro?

A inizio mese il gesto del rientro è stata una chiave infilata nella serratura che per un attimo mi ha riportata ai giorni sospesi del lockdown. Rientrare dalle vacanze e rioccupare gli spazi di lavoro ha significato dare ai ricordi una rigorosa linea di priorità: le ferie, il profumo del vento sardo, i sandali aperti dovevano necessariamente venire prima di marzo-aprile-maggio che sono stati come se la vita avesse saltato un giro.
Settembre intanto è scivolato via leggero e io scrivo questo articolo mentre sorseggio un tè che sa di primi freddi autunnali e penso che eppure. Eppure ancora non so se le cicatrici di quest’anno rimarranno a lungo o faranno come le notizie di cronaca nera che durano lo spazio di un “poverin*” e poi vengono inghiottite dall’oblio delle nostre provate soglie dell’attenzione.

Ho preso coraggio dicendomi che era ora di fare questo benedetto rebranding. perché è da un po’ che ho cose da aggiustare, ferme lì, in una metaforica cantina, ad aspettare che le riprenda in mano e decisa se sono da tenere o da lasciare andare come i pezzi di un ciclo che si chiude.
Questo del rebranding (che, per chi non lo sapesse, non vuol dire rifare il logo o svecchiare la grafica, che rientrano piuttosto nel campo del restyling, ma è piuttosto un processo di riposizionamento e rilancio della propria attività), è un percorso lungo e tortuoso, lo so persino ora che sono ancora lì: nell’atto di tirarmi su le maniche prima della fatica.

Il sito, l’identità visiva, le fotografie e le parole che ci descrivono sono i pezzi di un puzzle che può essere messo insieme solo quando si è capito il disegno che si vuole costruire.

E io, non so ancora quanto tempo ci vorrà prima di mettere mano al mezzo, perché intanto sono impegnata a definire il fine, a tornare alle domande strategiche sul mio cliente, su ciò che offro, sul mercato poliedrico, complesso e in divenire in cui mi muovo. Sto tornando alle radici, alla ricerca di un senso che tenga insieme tutto il mio lavoro, e non è facile. Per questo ho chiesto aiuto ad altri professionisti che mi affiancheranno. Sarà un viaggio lungo mesi e ve ne parlerò, pezzo dopo pezzo.

 

Riorganizzare le settimane 

Intanto ho ripreso le fila del lavoro, senza né nuovi gennaii né niente: con qualche stanchezza in più e la sensazione spiacevole che le ferie non fossero state comunque abbastanza.
Tutto sommato questa dannata tendenza a vedere il bicchiere mezzo pieno è innata, non mi abbandona e quindi abbraccio e condivido un po’ di lezioni che questi 30 giorni mi hanno ribadito, ricordato e regalato.

  • Consistency is key, che è un modo per dire in inglese che la costanza è la variabile più importante nella riuscita di un progetto. Sopratutto quando si è agli inizi o quando, come me, si riprende in mano la comunicazione dopo una lunghissima pausa. Questo è un aspetto che per me, ça va sans dire, è da allenare soprattutto nel suo aspetto organizzativo.
  • Lavorare per blocchi può fare la differenza. Questa grande lezione, lo ammetto, la so da un po’ ma per un motivo o per un altro non l’ho mai messa in pratica. Poi però, dopo un giorno di lavoro matto e disperatissimo mi sono guardata dall’esterno e ho visto tutte le cose che mi hanno fatto fare un giro molto più lungo per arrivare dove volevo e finire la giornata. La mail là. Il messaggio di qua. La chiamata a metà mattinata, che interrompe e toglie energie. Ho deciso di dare un taglio a questa modalità di lavoro, che mixava stimoli esterni e interni come fossero gli ingredienti di un cocktail.

 

Un calendario per blocchi

Qualche giorno fa, sul suo profilo Instagram, Eleonora Conti parlava dell’importanza che ha per un freelance l’organizzazione del tempo, il rispetto delle scadenze e quanto sia inverosimile e noioso il mito del freelance (o del creativo, fate voi) che fa un po come je pare.

La parte libera della libera professione comporta una grande responsabilità, tra cui la necessità di trovare un metodo di organizzazione del tempo che funzioni. Io ho sperimentato un calendario settimanale organizzato per blocchi di lavoro, che mi permette di essere più focalizzata e di chiudere alle 18 con una leggerezza mai sperimentata

In poche parole suddivido le mattine e i pomeriggi della settimana in blocchi in cui svolgere un solo tipo di attività (amministrazione e fatture, creazione contenuti, consulenze con i clienti ecc ecc) in modo che rimanga focalizzata e senza distrazioni. Sapere quante ore ho in previsione per una determinata attività poi ha anche il grande vantaggio di aiutarmi a organizzare meglio la mia agenda inserendo solo quello che so che riuscirò a fare: se so, ad esempio, che il giovedì pomeriggio ho 4 ore di creazione contenuti so che potrò scrivere al massimo 2 articoli di blog e farò quindi una pianificazione precisa ed efficace del mio lavoro.

Ho condiviso con gli iscritti alla newsletter il modello che uso (se ne vuoi una copia da cui prendere ispirazione, puoi recuperarlo qui). È un modello che può tornarti utile soprattutto se lavori con dei clienti, ma che si riadatta facilmente anche alla produzione di prodotti. Non è infallibile, è ancora in corso d’opera (per esempio, c’è ancora poco spazio per la formazione, per la gestione quotidiana di mail e messaggi o per attività di networking) però per ora funziona,perché permette di rispondere a tutte le esigenze di chi ha una piccola attività.

Se ti va, fammi sapere come organizzi tu le settimane di lavoro: mi interessa sinceramente un confronto su questo tema.
Sarò davvero felice di leggerti. 🙂